Il ruolo dell’esame visivo
I Vini Bianchi
di walter Belloni


L’esame visivo ci dà delle precise indicazioni circa il vino che stiamo valutando e influenza in maniera decisiva anche gli altri sensi a nostra disposizione. Un vino dall’aspetto torbido con una colorazione biancastra ci si aspetta che sia pessimo (e molto spesso e così anzi sempre…) anche se non lo si è assaggiato!

Ogni vino è diverso, proviene da uve differenti, da terreni e annate diverse. Degustare vini significa perciò cogliere tutte queste differenze e classificare con l’aiuto di un linguaggio comune. 

Dal colore del nostro vino possiamo trarre delle indicazioni che ci aiutano a classificarlo.

Un vino dal colore giallo paglierino molto limpido con riflessi verdolini è molto spesso un vino del nord. Il verde, infatti, è il colore della clorofilla e sta a significare che le uve non erano giunte a completa maturazione quando sono state vendemmiate. In Germania, nelle Rheingau e in Mosella, usano servire i loro vini in bicchieri dallo stelo verde proprio per esaltare questo colore nel vino. 

Anche i vini bianchi dell’Alto Adige, del trentino, della Valle d’Aosta, di alcune zone della Lombardia e del Piemonte presentano dei riflessi verdognoli a prova di quanto detto prima. I vitigni presenti in queste terre ovvero il Riesling, Sauvignon, Muller Thurgau, Sylvaner ed alcune varietà di Malvasia presentano questa caratteristica in maniera marcata, è ovvio che un vino invecchiato tre o cinque anni in barriques tenda a perdere questa prerogativa. 

Il colore giallo paglierino senza riflessi verdognoli e con qualche tendenza all’oro pallido è, molto probabilmente, un vino dell’Italia centro-settentrionale o di quelle aree dove il clima mediterraneo incomincia a farsi sentire. Dal Soave al Frascati, dal Trebbiano romagnolo a quello abruzzese la tendenza sarà quella del giallo con riflessi dorati anche se una leggera sfumatura verdognola potrà essere accettata anche se piuttosto “esotica”. 

Nella categoria dei vini giallo paglierino si inserisce anche lo chardonnay a patto che sia stato vinificato in tini di acciaio. Nel caso di vinificazione in barriques il vino acquisterà delle sfumature dorate tanto più cariche quanto il periodo di permanenza in botte sarà stato lungo. Questo fenomeno è dovuto alla proprietà dell’alcol etilico di estrarre dal legno oli e coloranti che conferiscono queste caratteristiche al vino.

Il giallo dorato si può ottenere anche trattando uve leggermente sovramaturate, spesso questo accade nel caso di vini dolci o amabili ( Moscato passito d’Asti, Verduzzo di Ramandolo, Picolit, i Recioto di Soave e di Gambellara, l’Albana Amabile e Dolce). L’eccesso di maturazione determina una certa ossidazione delle sostanze coloranti delle uve bianche che, di conseguenza, donano al vino un colore più deciso. Altro motivo di doratura del vino può essere l’invecchiamento. Si ottengono così delle colorazione dorate dovute a fenomeni ossidativi a volte indesiderati. Esistono poi delle tipologie di vini dove questo fenomeno è ricercato come nei passiti di Pantelleria o nella vernaccia di Oristano.

Nei vini bianchi prodotti nell’area mediterranea vera e propria (centro-sud Italia) i colori sono spesso giallo oro carico fino al giallo ambrato per via della veloce maturazione delle uve per le condizioni pedoclimatiche particolari e per le tecniche di trattamento delle uve.

Quindi dall’esame visivo del nostro vino possiamo già ottenere delle informazioni circa la sua provenienza con un buon grado di attendibilità. 

Per il vino bianco possiamo avere questi tipi di colorazioni identificabili: giallo verdolino, giallo paglierino, giallo dorato e giallo ambrato che, come già descritto, tendono a identificare la provenienza del vino.

Altro parametro fondamentale per l’esame visivo è la limpidezza che tratteremo nelle prossime schede.