Il ruolo dell’esame visivo
I Vini Rosati
di walter Belloni

Il vino rosato viene spesso visto con sospetto dal consumatore e ritenuto, a torto, un taglio tra vino nero e vino bianco. 
Una sorta di vino di pessima qualità ottenuto con gli scarti delle lavorazioni dei più nobili fratelli superiori, una credenza radicata visto che il consumo italiano di questa tipologia è tra il 5-10% del totale.

Ed è un vero peccato poiché tra i vini rosati ci sono delle eccellenze in diverse parti del mondo. Di vini rosati ne esistono di diverse categorie, queste sono distinte in base alla tonalità della colorazione che viene determinata dal tempo di contatto fra il mosto e le bucce delle uve rosse. Più il contatto è prolungato, più la tonalità sarà carica.

Si suddividono in tre livelli d’intensità che caratterizzano i prodotti; i rosati, i chiaretti e i cerasuoli. Il rosato, detto anche rosè o rosatello, è quasi un bianco travestito, la tonalità di rosa e lieve ed è determinata dagli antociani presenti nelle bucce e può raggiungere anche delle nuances rosa antico. Esponenti di questa categoria sono il Lagrein Kretzer, il Rosato di Bolgheri, il Cirò rosato.

Il chiaretto prevede invece una maggiore concentrazione di sostanze colorate che si evidenzia con toni più carichi, leggermente aranciati, anche per la presenza di tannini in piccole quantità. Il Bardolino Chiaretto, il Chiaretto del Garda sono esponenti di questa famiglia.

Di cerasuoli ce ne sono due, il Montepulciano Cerasuolo d’Abruzzo e il Cerasuolo di Vittoria. Ambedue sembrano un po’ più chiari di un vino rosso tradizionale almeno alla prima occhiata. Analizzando bene il colore lo si trova più pallido e meno carico di un rosso.